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Nicola Mingo Quartet – tributo a Wes Montgomery
Nicola Mingo Quartet – tributo a Wes Montgomery
Sabato 24 Ottobre 2009 presso il “28 Divino Jazz” di Roma, il quartetto di Nicola Mingo propone un concerto-tributo allo straordinario Wes Montgomery presentando il progetto Guitar Jazz Power.
È lo stesso Mingo alla chitarra elettrica ad aprire con un assolo, per passare di volta in volta il turno all’hammond, al contrabbasso e per ultima alla batteria, “interrotta” a turni dagli altri, secondo una formula fissa che verrà riproposta quasi per ogni brano. Lucio Turco che si trova a sostituire Gegè Munari, fa un gran lavoro alla batteria, mantenendo un ritmo sensazionale e ballabile. Caludio Colasazza suona con grande eleganza, accarezzando appena i tasti con le dita e ottenendo suoni morbidi e ben legati. Nicola Mingo pizzica le corde con grande rapidità e produce un suono non sempre pulitissimo ma comunque fluido e accattivante, ispirandosi a quel fraseggio di Montgomery che riusciva a creare un legame logico tra ogni frase dell’assolo, con un continuo ricorso all’arpeggio, alla ricerca di variazioni sempre nuove.
Si passa così, per un pezzo “forte” di Montgomery come “Jingles”, suonato dal quartetto un tantino più lentamente della versione originale, che ricordiamo aveva un ritmo forsennato. Turco pesta con energia sui piatti, tiene il tempo ad occhi chiusi per concentrarsi, Colasazza accompagna e sostiene gli arpeggi della chitarra, ripetendo il tema e presentandone delle variazioni: l’interplay tra i quattro è eccellente ed il motivetto orecchiabile di “Jingles” entra subito in testa. Si passa per “Four on six” e poi con “Here’s that a rainy day” il ritmo torna più lento e si crea un’atmosfera soft ed il chitarrista, accompagnato sottovoce dalle tastiere di Colasazza e da Turco che spazzola sui piatti, si abbandona con trasporto in una melodia di straordinaria dolcezza.
Dopo l’intervallo, il quartetto propone un brano di composizione del chitarrista dal titolo “Neapolis mood” (in onore delle sue origini napoletane, mescolate qui con la tradizione bop americana) che ha dei fortissimi richiami allo stesso “Jingles” suonato poco prima e la stessa capacità di entrare in testa. Giorgio Rosciglione al contrabbasso, sembra non fare alcuna fatica eppure fa vibrare le corde con un’energia incredibile. Prosegue così questa serata piacevole, all’insegna della tradizione jazz degli anni ’60.

Laura Mancini

Inserita il 29 - 11 - 09
Fonte: Laura Mancini
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